Diario di liberazione digitale. Pagina #0

prateria

Negli ultimi venti anni il web, internet e soprattutto gli oggetti che utilizziamo sono ambiati tantissimo.

In molti si ricorderanno ancora dei primi modem, del rumore che facevano connettendosi e dopo averlo fatto, rubavano la linea al telefono.

Gli schermi erano a tubo catodico, i computer lenti, i mouse con il filo.
Poi tutto è cambiato lentamente fino al 2007 quando è comparso il primo smartphone, da quel punto in poi l’accelerazione è stata totale.

Sono nati social network, elettrodomestici “intelligenti” e lo smarphone si è imposto nelle nostre vite, rubandoci un sacco di cose, tra cui anche un notevole monte ore ogni giorno.

Da qualche mese, come animatori di questo blog, sentiamo la necessità e l’urgenza di iniziare a studiare e a far crescere consapevolezza attorno ad un mondo, quello dei dispositivi, dei social, degli algoritmi, del GDPR usato da tutti, ma conosciuto da pochissimi. Sia nei suoi funzionamenti che nelle sue implicazioni.

Quello che intendiamo inaugurare con questo articolo è un percorso sia personale che collettivo che passi dalla presa di consapevolezza che algoritmi e oggetti come lo smartphone controllano le nostre vite in maniera sempre più totale.

Lo fanno in tantissime maniere, rubandoci il tempo, estraendo dati, facendoci vivere in un ecosistema proprietario come in un grande The Truman Show.

Non abbiamo definito un indice dei prossimi articoli e questo principalmente per i seguenti motivi:

  1.  Stanno uscendo tonnellate di libri, parole, blog post sull’argomento, preferiamo linkarli magari all’interno di un ragionamento, piuttosto che ripeterci o prodigarci in fastidiosi copia-incolla (puoi iniziare dando un occhio alla bibliografia ragionata ed essenziale fatta per Breach #0;
  2.  Viviamo in un mondo velocissimo, ogni giorno può succedere qualche cosa di rilevante che cambia le priorità;
  3.  La nostra è una divulgazione in formazione. Lungi dall’essere dei massimi esperti di sistemi open-source, tracciamento, dati, ci informiamo e studiamo, come tutti possono fare, mettendo a disposizione un riassunto ragionato, un compendio, qualcosa di utile.
  4.  Questo è il primo capitolo di un diario, il nostro percorso, che non ha una rotta già tracciata.

Le nostre tre librerie sono centri culturali all’interno di spazi autogestiti, una è ospitata all’interno di uno spazio occupato, il TNT di Jesi in cui la pratica della riappropriazione mostra tutta la sua potenza e attualità.

Data la natura autogestita dei nostri progetti, abbiamo iniziato a porci delle domande attorno agli strumenti digitali che stavamo utilizzando: canali social, servizi web per email e siti, etc.

Eravamo, e ancora lo siamo, completamente immersi all’interno dell’ecosistema delle grandi corporate americane: Facebook e Google, principalmente.
Gran parte della nostra azione culturale e politica vive su quelle piattaforme, tutti i nostri contenuti sono su queste piattaforme, tutti i nostri dati e i dati di chi ci segue sono di queste piattaforme.

E’ tutto banale, fino a qui.

Abbiamo iniziato a sentire un qualche disturbo, non ci sembrava coerente con i percorsi di riappropriazione ed autogestione che abbiamo attivi nel mondo reale.

Come si fa in questi casi, abbiamo iniziato a studiare, iniziato ad organizzare eventi e presentazioni per poter parlare con chi sa più di noi. Abbiamo organizzato Breach#0 a febbraio a Senigallia, altri eventi sono in programma ma momentaneamente sospesi causa Coronavirus. Il primo di questi era una riflessione attorno al fenomeno di Airbnb a partire dal libro di Sarah Gainsforth, “Airnbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale”, uscito ad agosto 2019 per Derive Approdi Editore.

Inutile negare che un grandissimo contributo alla ripresa del dibattito attorno a questi temi lo hanno dato due articoli pubblicati sul sul blog di Wu-Ming Foundation dal titolo: L’amore è fortissimo, il corpo no. 2009 – 2019, dieci anni di esplorazioni tra Giap e Twitter.

amore fortissimo twitter giap

Nelle due puntate ripercorrono 10 anni di uso dei social, in particolare Twitter, dato che su Facebook non ci sono mai approdati. Un lungo ragionamento critico sull’evoluzione della piattaforma e sull’uso che se ne faceva e se ne fa.
prima puntata;
seconda puntata;

Questi articoli hanno generato un lungo dibattito, interno a Barricate di Carta ed in tutto il web, che è ben lontano dall’essere terminato, attorno all’uso dei social, anche per realtà come la nostra. Come tre librerie abbiamo attivi al momenti in cui scriviamo 3 pagine Facebook, un account Instagram, un canale Telegram e stiamo creando una newsletter.

Abbiamo le nostre email su Gmail e abbiamo usato Google Documenti per coordinarci.

Questo blog su Autistici è il primo passo, un punto di partenza.

Abbiamo iniziato a ragionare cosa rappresentano per noi questi canali, qual è il nostro rapporto con loro, perché li usiamo, cosa comporta esserci.

Abbiamo ragionato come liberarci da questa presenza massiccia ed invadente.
Non sarà un percorso breve. Da più di 10 anni intrecciamo la nostra attività, la nostra comunicazione con queste piattaforme. Ci rendiamo perfettamente conto che uscirne è estremamente complicato.

Fuori da Facebook e Instagram pare esserci il deserto, come comunicare senza questi strumenti?

Perché liberarsi di Facebook, Instagram, Google, etc?

La risposta a questa domanda è tutt’altro che banale e unica.
A dare il via al dibattito è ancora una volta un recente post su Giap: Perché è necessario e urgente liberarsi di Google – e come cominciare a farlo.

Alcuni possono dirsi preoccupati per la gestione dei dati che queste multinational technology company, di come li sfruttano per vendere e venderci pubblicità, di come li usano come moneta di scambio con i governi di mezzo mondo.

Altri sono fortemente infastiditi dal fatto che per loro siamo lavoratori. Ogni singola azione che facciamo genera un loro profitto, ogni click, condivisione, email o ricerca su Google.

Non è ancora il momento di dare una risposta completa.

Proveremo dare tante risposte per fare emergere la necessità di farlo.

La nostra speranza è che abbiate voglia di seguirci nel percorso.

Proveremo a concludere ogni post con una cosa attiva da fare.

Il primo passo

Intanto un primo passo può essere quello di cambiare browser che usi per navigare in rete.

Il più diffuso è Chrome di Google, che preleva dati alla fonte, nel momento stesso che digiti qualche cosa, su ogni sito che visiti anche dopo che hai abbandonato il motore di ricerca.

Google e Facebook ti seguono ovunque nel web. Quasi ogni sito ha dei traccianti al suo interno: possono essere pixel di Faebook, o Google Analytics, il sistema di metriche per i siti, o anche semplicemente i bottoni di condivisione in calce agli articoli.

Un buon browser, settato bene ti aiuta a spazzare via quei cookies che permettono di seguirti ovunque vai.
Google sa pressoché tutto di te, prova a cliccare qui, te lo dimostra. È impressionante!

Senza aspettare oltre, il primo consiglio è quindi quello di leggere questo articolo in cui puoi trovare l’alternativa giusta a Google Chrome.

Appunto: questo sito lealternative.net è un ottimo punto di riferimento.

Quelle che ti consigliamo sono Firefox con tutte le estensioni consigliate nell’articolo citato sopra o Brave.

Ulteriore comodità di Firefox è questa estensione – bypass paywalls Firefox– che permette di bypassare i paywall di un grande numero di testate nazionali ed internazionali usando proprio Google. Il giochetto è far credere al sito che chi sta navigando sia lo spider di Google, è un ribaltamento interessante no?
Nota: gli spider di Google sono quei robottini che vanno a visitare milioni di siti ogni giorno per farli conoscere agli algoritmi che poi li ordinano in base ad un elevato numero di fattori per rendere sempre più pertinenti e migliori i risultati delle tue ricerche. Insomma: quei siti fanno volontariamente entrare Google per farsi indicizzare e noi possiamo leggere tutto gratuitamente.

Potete installare questi browser anche sui vostri dispositivi Android disabilitando l’app di Chrome. 

Per installare basta che cerchi sul Play Store il browser che preferisci e lo installi come una normale app. Per disabilitare Chrome vai su impostazioni -> app e notifiche -> cerchi Chrome e clicchi su disabilita.

Vedrai che il tuo smartphone ne gioverà in privacy ma sopratutto in durata della batteria!

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