In nome del decoro

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Venerdì 27 settembre alle 21.15 presso lo Spazio Autogestito Arvultura di Senigallia, Wolk Bukowski, presenterà il suo libro “La buona educazione degli oppressi”. Al centro le politiche repressivi nelle nostre città dove invece della guerra alla povertà, si è dichiarata guerra ai poveri. In nome del “decoro” e della “sicurezza”.

“Sicurezza”,“decoro”,“degrado”, sono le parole chiavi che in questi anni hanno scandito le politiche securitarie nelle città, siano esse grandi metropoli o centri di provincia. In realtà sono l’espressione di una vera e propria guerra, combattuta tra le strade, contro poveri, migranti, movimenti di protesta e marginalità sociali. Sono termini diventati centrali  nella politica, ma fatte della sostanza di cui son fatti i miti. Lo scopo è cancellare ogni riferimento di classe per delimitare un dentro e un fuori, in cui il conflitto non è tra sfruttati e sfruttatori, ma tra noi e loro, gli esclusi, che nel neoliberismo competitivo da vittime diventano colpevoli: povero è chi non si è meritato la ricchezza.

Il mendicante che chiede l’elemosina, il lavavetri ai semafori, il venditore ambulante, il rovistatore di cassonetti, dipinti come minacce al quieto vivere. Sotto la maschera del bello vi è il ghigno della messa a reddito: garantire profitti e rendite tramite gentrificazione, turistificazione, cementificazione, foodificazione.

Queste tematiche sono al centro del libro “La buona educazione degli oppressi” di Wolf Bukowski, edizioni Alegre, che l’autore presenterà venerdì 27 settembre alle ore 21.15 allo Spazio Autogestito Arvultura.

Bukowski sottolinea come l’adesione della sinistra a questi dogmi abbia spalancato le porte all’egemonia della destra. Una perlustrazione dell’«abisso in cui, nel nome del decoro e di una versione pervertita della sicurezza, ci sono fioriere che contano come, e forse più, delle vite umane».

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Eterotopie #3 – Terzo festival della libreria indipendente Sabot

Dal 29 al 30 Marzo prossimi torna allo Spazio Comune TNT di Jesi Eterotopie (qui l’evento fb), il festival della Libreria Indipendente Sabot; tre giorni per connettere tra loro differenti letture di quella realtà, unica e frammentata, che quotidianamente attraversiamo, per interrogarla, analizzarla e immaginare nuove traiettorie di senso. In questa terza edizione vogliamo interrogarci sulle potenzialità della narrazione. Continue reading “Eterotopie #3 – Terzo festival della libreria indipendente Sabot”

Mrs. Caliban, una recensione

di Rosella Simonari

Rachel Ingalls non è una scrittrice mondana. Della possibilità di andare in giro a presentare i suoi libri, dice che le sembra di sentirsi come “il nuovo arrivo allo zoo”. Non fa parte di nessun social e pare non abbia il telefono. È statunitense ma vive in Inghilterra da molto tempo. Detto questo, il suo libro più famoso, Mrs. Caliban, incanta per la commistione di generi (a metà strada fra favola romantica, racconto un po’ trash e indagine psicologica), la prosa scorrevole e gli spunti di riflessione quasi in ogni pagina. È un libro del 1982 che solo nel 2018 è stato tradotto in Italia da Damiano Abeni per Nottetempo. Il 5 marzo, ne abbiamo parlato al Gruppo di Lettura della Libreria Indipendente Sabot, situata presso il Centro Sociale Autogestito TNT di Jesi (Ancona). Continue reading “Mrs. Caliban, una recensione”

Neghentopia, una recensione

di: Joe Kac

Una storia alla fine del mondo, è questo lo scenario in cui veniamo catapultati leggendo Neghentopia di Matteo Meschiari, un romanzo distopico che parla del nostro presente molto più di quanto possa sembrare.
La narrazione, simile ad una sceneggiatura cinematografica, permette al lettore di immergersi completamente in questo mondo di distruzione e desolazione: descrizioni dettagliate dei luoghi e delle azioni che si svolgono sono accompagnate da riferimenti a canzoni e suoni, come a costruire una colonna sonora del libro, il tutto arricchito dai disegni di Rocco Lombardi che ci proiettano visivamente in questo mondo cupo e terribile. Continue reading “Neghentopia, una recensione”

La mossa eretica

Uno schizzo su Proletkult (Wu Ming, 2018)

di Martina MencariniMaristella Pitzalis

«Conosco Bogdanov da tempo e bene, lo stimo molto perché è un eretico, e che c’è di meglio di un eretico?»

(Maksim Gor’kij, lettera a Michail Prišvin, aprile 1927).

Non nevica ancora lungo la Moskova. C’è attesa per la cerimonia del decennale della Rivoluzione. Aleksandr Bogdanov riconosce il vento autunnale che ormai ostile lo colpisce alle spalle. È un clima davvero pungente quello moscovita. Continue reading “La mossa eretica”