Presentazione di “Una cosa oscura senza pregio” Edizioni Alegre.

MERCOLEDI 29 GENNAIO alle ore 21:00

Libreria Sabot c/o Spazio Comune TNT via Gallodoro 68/ter, Jesi

GIOVEDI’ 30 GENNAIO alle ore 18:30

Libreria Colonna 130 c/o Spazio Grizzly viale Romagna 55, Fano

Ne parliamo con l’autore Andrea Olivieri.

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In nome del decoro

Venerdì 27 settembre alle 21.15 presso lo Spazio Autogestito Arvultura di Senigallia, Wolk Bukowski, presenterà il suo libro “La buona educazione degli oppressi”. Al centro le politiche repressivi nelle nostre città dove invece della guerra alla povertà, si è dichiarata guerra ai poveri. In nome del “decoro” e della “sicurezza”.

“Sicurezza”,“decoro”,“degrado”, sono le parole chiavi che in questi anni hanno scandito le politiche securitarie nelle città, siano esse grandi metropoli o centri di provincia. In realtà sono l’espressione di una vera e propria guerra, combattuta tra le strade, contro poveri, migranti, movimenti di protesta e marginalità sociali. Sono termini diventati centrali  nella politica, ma fatte della sostanza di cui son fatti i miti. Lo scopo è cancellare ogni riferimento di classe per delimitare un dentro e un fuori, in cui il conflitto non è tra sfruttati e sfruttatori, ma tra noi e loro, gli esclusi, che nel neoliberismo competitivo da vittime diventano colpevoli: povero è chi non si è meritato la ricchezza.

Il mendicante che chiede l’elemosina, il lavavetri ai semafori, il venditore ambulante, il rovistatore di cassonetti, dipinti come minacce al quieto vivere. Sotto la maschera del bello vi è il ghigno della messa a reddito: garantire profitti e rendite tramite gentrificazione, turistificazione, cementificazione, foodificazione.

Queste tematiche sono al centro del libro “La buona educazione degli oppressi” di Wolf Bukowski, edizioni Alegre, che l’autore presenterà venerdì 27 settembre alle ore 21.15 allo Spazio Autogestito Arvultura.

Bukowski sottolinea come l’adesione della sinistra a questi dogmi abbia spalancato le porte all’egemonia della destra. Una perlustrazione dell’«abisso in cui, nel nome del decoro e di una versione pervertita della sicurezza, ci sono fioriere che contano come, e forse più, delle vite umane».

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