Regina di fiori e di perle, una recensione

di Giulia Alfonsi

Debre Zeit, Etiopia, 1987. Mahlet è una bambina intelligente, curiosa, talmente curiosa da diventare paziente, capace di attendere ore prima che qualcuno racconti una storia. Il vecchio Yacob sa già quale sarà il suo posto nel mondo.
Tu, Mahlet, sarai la nostra cantora. Porterai le storie dell’Etiopia in Italia, della sua gente e dei suoi valorosi eroi, caduti per la libertà di questa terra”.

Il nodo da scogliere è una promessa fatta molto tempo fa, ormai sepolta sotto un ammasso polveroso di ricordi e vissuto.
L’anello che congiunge tutte le storie è Mahlet, o meglio, il fine ultimo: sono le storie che cercano lei. Perché devono essere raccontate e perché questo pezzo di Storia non sia dimenticato.

“Piacere, mi chiamo Mahlet”.
“Ah!” – esclamò lei. – “Allora non ho sbagliato”.
“Come?”, esclamai sorpresa.
“Ho detto che non mi sono sbagliata, Mahlet! Sei tu no, quella che raccoglie le storie sul tempo degli
italiani?”

È possibile racchiudere l’essenza di questo romanzo con le parole del vecchio Antonio, giunto in Etiopia come talian sollato, innamorato perdutamente di questa terra ed ora vivo per metà, con il cuore spaccato in due, affetto da mal d’Africa.
“Non posso tornare là. Non vengo perché non riuscirei a guardare in faccia nessuno. In tutti questi anni, riflettendo su tante cose, ha iniziato a sorgere in me una grande vergogna. Io mi vergogno di ciò che il mio paese ha fatto al vostro”.

Regina di fiori e di perle rientra nel genere della letteratura postcoloniale. Con questo romanzo la Ghermandi ci porta indietro nel tempo, alla drammatica conquista dell’Etiopia in epoca fascista e lo fa secondo il punto di vista di chi ha subito la perdita della libertà e di chi ha lottato per riaverla.

Qui noi italiani siamo ospiti, ombre che si muovono dietro le parole e le coraggiose storie di un altro popolo. E queste storie sono perle preziose di un passato non troppo lontano, ancora vivo e doloroso nella memoria della gente etiope.
Sono racconti resistenti ed eterni.

Ma sono anche delicati e fragili, come fiori. Sprigionano profumi inebrianti, ti germogliano nel cuore ed alimentano la sete di libertà e giustizia, nonché l’importanza e il dovere, storico, della memoria.
Con un prosare poetico ed evocativo la Ghermandi sta regalando al popolo italiano un pezzo di storia della propria nazione, raccogliendo fiori e perle dal giardino incantato della sua terra.

Regina di fiori e di perle” di Gabriella Ghermandi, Donzelli Editore, 2011, pp. 314