Senza respiro. Una recensione

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di: Enrico Bocchini

Senza Respiro” è un libro scritto da Vittorio Agnoletto, pubblicato a fine agosto 2020 e prodotto grazie ad un contributo collettivo.

Il progetto è stato finanziato tramite crowfunding da oltre 600 tra singoli e collettivi, questo perché evidentemente si avvertiva l’importanza e l’urgenza di un’opera come questa, nata e concepita in Lombardia mentre si stava diffondendo il più grosso focolaio di Covid19 al mondo.

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Questo libro, però, è un contributo collettivo anche e soprattutto per quanto riguarda la stesura che è ricca di testimonianze raccolte tramite la trasmissione “37 e 2” che ha costruito inchiesta durante la pandemia su Radio Popolare. Come sottolinea l’autore, si è dovuto fare un difficile lavoro di selezione del materiale da inserire di fronte all’incredibile mole a disposizione.

Vittorio Agnoletto utilizza una metafora per spiegare come il sistema sanitario lombardo (ma anche nazionale) si è presentato di fronte ad una pandemia globale.

La metafora nella sostanza è questa: è come se vediamo uno tsunami all’orizzonte che diventa sempre più grande e si avvicina sempre di più, allora quello che dobbiamo fare in questo arco di tempo è costruire immediatamente un frangiflutti in grado di spezzare la potenza dell’impatto e limitare i danni, inoltre bisogna comunicare in maniera chiara il pericolo e allontanare le persone dalle zone limitrofe alla costa senza creare il panico.

Il frangiflutti in questo caso è rappresentato dalla medicina territoriale, quella in grado di infrangere la potenza della pandemia facendo in modo che non vada a colpire e travolgere direttamente gli ospedali e i pronto soccorso saturando le terapie intensive.

Quella barriera era completamente assente in Lombardia dopo essere stata distrutta negli anni dalle giunte Formigoni e Maroni che hanno invece deciso di investire sulla sanità privata, ospedalocentrica e iperspecializzata.

Per questo l’ondata pandemica ha colpito con tutta la sua potenza d’urto le strutture ospedaliere pubbliche – già fortemente depotenziate – portandole al collasso nel giro di poco tempo.

Nulla è stato fatto neanche in termini di prevenzione, infatti, la regione Lombardia era sprovvista di un piano pandemico aggiornato in grado di dare indicazioni chiare. Anche la comunicazione da parte delle istituzioni è stata schizofrenica, inizialmente tesa a minimizzare quanto stava accadendo per tutelare gli interessi economici degli industriali, con i media che facevano da contraltare passando dallo sdrammatizzare al diffondere allarmismo e panico.

L’autore definisce “una bomba nucleare prevedibile” (ma non per questo inevitabile) quella che ha colpito i cittadini e le cittadine lombarde, i suoi lavoratori e le sue lavoratrici, gli operatori e le operatrici sanitarie e gli anziani e le anziane dentro le RSA.

La verità è che non è stato fatto nulla neanche per limitare i danni nel periodo utile tra la diffusione del virus in Cina e il suo arrivo in Europa.

Altre scelte, prese quando ormai il virus circolava tra le nostre città, hanno addirittura facilitato il contagio e su questo la magistratura ha aperto diverse inchieste.

Se oggi la Lombardia fosse una nazione come alcune forze politiche auspicavano anni fa – sottolinea l’autore – oggi sarebbe quella con il tasso di mortalità per Covid19 più elevato al mondo.

Ma le cose non sono andate allo stesso mondo ovunque e il libro dedica un capitolo alla gestione pandemica nelle diverse regioni italiane e nei diversi paesi dell’Unione Europea.

Ad esempio è interessante l’esempio del Portogallo, un paese con una popolazione di 10 milioni di abitanti che ha avuto 6.619 decessi su 395.000 contagiati a fine 2020: uno dei tassi di mortalità per Covid19 più bassi in Europa.

Nello stesso periodo in Lombardia, con una popolazione numericamente equivalente, si registravano 25.000 vittime, ovvero oltre il quadruplo.

Il Portogallo ha un sistema ospedaliero meno avanzato rispetto a quello italiano ma con una medicina territoriale forte, organizzata sul modello delle “case della salute” in cui collaborano differenti specialisti.

Per questo è riuscito a garantire un’assistenza domiciliare adeguata evitando di intasare gli ospedali.

Vittorio Agnoletto – insistendo sull’importanza della prevenzione – utilizza un’altra metafora, questa volta di un testo antico di medicina cinese in cui si dice che curare la malattia quando si manifestano i sintomi è come aspettare di avere sete per iniziare a scavare un pozzo.

Questa immagine ci restituisce l’importanza fondamentale della prevenzione, un concetto centrale e un ambito su cui si è tagliato troppo nel nostro paese, fino quasi ad azzerarlo perché non generava profitti.

L’autore definisce la pandemia e la sua gestione come lo specchio della realtà e nelle pagine affronta a trecentosessanta gradi le contraddizioni emerse durante la crisi sanitaria: i profitti della sanità privata e lo scandalo dei camici che la Regione Lombardia ha ordinato dalla ditta del genero del governatore Attilio Fontana.

Un capitolo è dedicato a quelli che vengono definiti i “danni collaterali”, ovvero le vittime non direttamente riconducibili al Covid19, ma legate ad esso (ad esempio sono saltate numerose visite e cure oncologiche causando gravi ritardi nelle diagnosi, così come sono diminuiti i ricoveri tempestivi per infarto determinando un aumento delle vittime).

E’ affrontata ampiamente la strage silenziosa all’interno delle RSA lombarde con un sistema colpevole che ha impedito di vigilare su quanto stava accadendo. Poi la questione carceraria tra il virus che circola, le rivolte dentro i penitenziari (le più grosse dagli anni ’70 ad oggi) e la repressione.

Infine le disuguaglianze durante il lockdown per i disabili, per quegli studenti che non hanno potuto accedere adeguatamente alla didattica a distanza, eccetera.

Questo libro è importante per il suo lavoro di inchiesta indipendente, per il suo testimoniare quanto accaduto in Lombardia: un territorio in cui sarà necessario ricostruire e rielaborare una memoria collettiva, ma anche perché ci da delle coordinate chiare sul bisogno imminente che abbiamo di ripensare radicalmente il concetto di salute e il modello di organizzazione sanitaria. Per questi motivi né consigliamo vivamente le lettura.

Il titolo “Senza Respiro” è stato ripreso dalle parole di Lula (ex presidente brasiliano) a cui è stata affidata la prefazione.

Senza Respiro“è la metafora di questi tempi in cui un virus silenzioso uccide sottraendo l’ossigeno, in cui i giovani (e non solo) restano in apnea di fronte ad un futuro sospeso, in cui la distanza tra le persone pesa in maniera asfissiante.

Senza Respiro” rappresenta le contraddizioni che esplodono violente dentro le nostre società, riassumibili dalle parole di George Floyd: “non riesco a respirare”, urlate mentre soffocava sotto il peso di un poliziotto bianco, simbolo di quello stesso sistema classista e razzista che ha determinato un diverso impatto del virus sulla popolazione.

Senza Respiro

Senza respiro. Un’inchiesta indipendente sulla pandemia Coronavirus, in Lombardia, Italia, Europa. Come ripensare un modello di sanità pubblica

Autore: Agnoletto Vittorio
Editore: Altreconomia
Isbn: 9788865163825
Categoria: Scienze mediche. medicina
Numero pagine: 237
Data di Uscita: 29/10/2020
Collana: I saggi di Altreconomia